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L'Arbre de vie - Séraphine de Senlis

Séraphine de Senlis nata da una famiglia di domestici molto poveri, seguì subito le orme dei genitori lavorando per diverse famiglie come governante e cameriera, sino a quando, lavorando in casa del collezionista d'arte Wilhelm Uhde, nel 1912, questi scoprì le sue pitture.
Mentre risiedeva nella città dove viveva la pittrice, Senlis (che diverrà un epiteto di riconoscimento della pittrice, un po' come accaduto per Leonardo da Vinci), Uhde scoprì casualmente una natura morta raffigurante delle mele nella casa dei vicini, rimanendo molto sorpreso nel sapere che proprio la sua domestica fosse l’autrice di quel lavoro.
Da allora, a 48 anni, che Séraphine vide riconoscersi una sorta di talento di stampo naïf, un talento che si esplicava soltanto nell’incondizionata rappresentazione di fiori, piante e vegetazione e che esulava da qualunque altro stampo iconografico.
Purtroppo la carriera della fragile pittrice crollò di lì a poco. Dopo una tregua temporale negli anni della prima guerra mondiale, quando Uhde fu costretto ad allontanarsi dalla Francia perché tedesco e quindi mal visto dalla popolazione di Senlis, nel 1927 i due tornarono a collaborare. Il critico, di ritorno a Senlis, comprò infatti le tre enormi tele che Senlis espose ad una mostra collettiva, dimostrandole così un affetto non indifferente ed voglia a lavorare con lei. Entrò in crisi perché permeata dalla voglia di superare ogni volta di più i suoi limiti, soggiogata da un’ambizione più grande evidentemente delle sue possibilità, si lasciò trascinare dalla nefasta illusione di essere una pittrice affermata, tanto da spendere gran parte dei suoi risparmi in acquisti futili.
In seguito, la crisi americana del 1929 trascinò nel baratro gli investimenti di Uhde, tanto da farlo quasi fallire come mercante d’arte e curatore di mostre, portando via con sé anche le ultime certezze di una Séraphine, sempre più insicura ed instabile, sino a quando nel 1931, venne ricoverata in una casa di cura per problemi mentali in seguito ad atti scellerati.
Abbandonata da tutti, lasciata a  se stessa sino al 1939, morirà di stenti e fame, in una struttura che a ridosso della seconda guerra mondiale, non poteva più garantire una vita dignitosa ai pazienti che ospitava.

La fortuna critica di  Senlis, continuò a coinvolgerla anche quando nei suoi momenti di disagio, Uhde continuerà a credere in lei e il mercante espose le sue opere in alcune delle più grandi mostre mondiali.
Il dipinto in esame è stato chiamato L'arbre de vie
da Wilhelm Uhde e sua sorella, i proprietari del dipinto, perché la pittrice non dava nome alle sue opere, ansiosi di conferirgli una dimensione sacra. Secondo il testo biblico della Genesi, un albero della vita, simbolo della vita eterna, è piantato nel giardino dell'Eden, vicino all'albero della conoscenza. Si trova all'inizio del libro di Rivelazione.

Séraphine fissa sulla tela la sua "realtà interiore" e il suo attaccamento alla natura.
Molti simboli sono stati ricercati nella sua pittura, sia spiritualmente che psicoanaliticamente.

Su uno sfondo verde, beige e blu si sviluppa un albero rotondo con radici.
Le sue foglie, rosso e blu dominanti, recuperano gradualmente e coprono quasi l'intera superficie della tela. Sono decorate con tocchi lunghi e colorati che sembrano ispirati alle piume. Una flora ricca e colorata. Piccoli punti bianchi esaltano e animano la composizione.

La tecnica di Séraphine de Senlis rimane un mistero.
Sappiamo che da autodidatta ha perfettamente padroneggiato la complessa gestione della pittura ad olio. Ha anche creato i suoi colori da una pittura industriale, il Ripolin. Nessuno ha ancora scoperto il segreto delle sue miscele.



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