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Miracolo della Croce a Rialto - Vittore Carpaccio

L'opera esaminata questa volta è Il Miracolo della Croce a Rialto (o Guarigione dell'ossesso), un cosiddetto “telero” (una tempera su tela di 365x389 centimetri) ad opera di Vittore Carpaccio, databile al 1496.
La scena viene richiamata in diversi testi come un antico esempio di rappresentazione di disagio mentale, ovviamente connotato alle credenze dei tempi. Non scienza ma religione, quindi, con un episodio che descrive la percezione e la presunta risoluzione di problematiche, ovviamente presenti anche allora, legate alla sfera psicologica. Viene mostrato il miracolo della guarigione di un ossesso per mezzo di una reliquia, la Croce imposta dal Patriarca di Grado Francesco Querini, avvenuta nel Palazzo a San Silvestro sul Canal Grande, vicino Rialto.
L'opera è il primo episodio dipinto per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista
La scena è composta con un taglio asimmetrico, con le figure in primo piano a sinistra e subito dietro facciate di palazzi in scorcio, che seguono il corso del canale.
Interessante notare come sulla via si allineano una serie di passanti, che sembrano integrarsi con il drappello finale della processione religiosa che segue la reliquia. Si vede la loggia lignea frequentata dagli avventori del Mercato di Rialto. Insomma, l'evento desta interesse, non è uno scenario di solitudine (come in altre opere di tematica simile), e visto il fine positivo raggiunto, richiama situazioni di rappresentazioni artistiche di guarigione più recenti.
Si diceva dell'”umanità” e quotidianità della scena: vi si svolgono attività giornaliere, le gondole private, adibite a traghetto, solcano il Canal Grande, mentre numerosi stranieri, in vesti orientali, passeggiano per la zona. Notabili in primo piano conversano sotto la loggia, donne battono i tappeti e stendono la biancheria ad asciugare, bottai sciacquano i recipienti per il vino, muratori lavorano alle tegole sui tetti.
La luce vibra liberamente su tutti i dettagli, creando una particolare atmosfera in cui sembra che l'aria circoli liberamente. Di rilievo la capacità di mantenere un'unità ambientale integra riuscendo al tempo stesso a concentrarsi nei più piccoli particolari.
Per quanto riguarda la prima collocazione dell'opera, era stato deciso di installare nove grandi tele alla cui realizzazione vennero chiamati alcuni dei più grandi pittori dell'epoca tra cui, oltre al Carpaccio in esame, Gentile Bellini, Pietro Perugino, Giovanni Mansueti, Benedetto Diana e Lazzaro Bastiani.
Il tema era quello dei miracoli di un frammento della Vera Croce, diventato subito simbolo della Scuola ed oggetto di straordinaria venerazione.
Le varie tele, che furono tutte eseguite tra il 1496 e il 1501, quindi contengono la rappresentazione di vari episodi ambientati in alcuni dei più famosi luoghi di Venezia. Sono tutte sopravvissute tranne quella di Perugino.
Attualmente la tela si trova, come le altre citate, nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.

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