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Il “Rapporto Salute Mentale” del Ministero della Salute: pareri

Riportiamo un parere integrale sul dossier, corredato di dati numerici, emanato dal Ministero della Salute circa la situazione del mondo della Salute Mentale italiano.

Il voluminoso dossier (192 pagine), voluto nel 2010, completato nel 2016, pubblicato nel 2017 e, in una seconda edizione, quest’anno, restituisce a tutti gli operatori del settore un quadro molto dettagliato sullo “stato dell’arte” della Salute Mentale in Italia.

Il “Rapporto Salute Mentale” è composto da un’introduzione e da tre parti centrali che costituiscono il cuore dell’analisi. Il cuore di tutto il complesso lavoro lo ritroviamo nella seconda parte, nella quale è riportata una panoramica delle strutture che offrono assistenza per la salute mentale, suddivise per setting assistenziale e del personale in servizio nelle strutture psichiatriche pubbliche e private accreditate. In questa sezione vengono, inoltre, presentati i principali dati di attività relativi alla prevalenza ed incidenza dell’utenza trattata dai servizi di salute mentale e all’assistenza erogata nei differenti setting assistenziali, oltre ad un interessante approfondimento riguardo il livello di continuità della cura dopo la dimissione dal ricovero sul modello del “Continuity of care after discharge” (WHO, Mental Health Atlas – Questionnaire).

A corredo di tutto il lavoro, vi sono numerose tabelle e grafici che descrivono le risorse, l’utenza, l’attività ospedaliera e territoriale di ciascuna regione.

E proprio sui dati, che il lavoro del Ministero ci restituisce, possiamo fare alcune, importanti considerazioni.

  1. Finanziamenti insufficienti - In Italia, la spesa sanitaria per la Salute Mentale è pari al 3,49% della spesa sanitaria totale ben lontano dalla soglia minima del 5% cui si erano impegnate le Regioni nel 2001. Analizzando il dato per regione, vediamo che le uniche “virtuose” sono le province autonome di Trento e Bolzano e l’Emilia-Romagna. Tra il 4 e il 5% ritroviamo solo l’Umbria. La maggior parte delle regioni si colloca nella fascia nazionale, ovvero tra il 3 e il 4%. Fanalini di coda Veneto, Valle d’Aosta, Sardegna, Marche e, agli ultimi due posti, Campania e Basilicata.
  2. Scarsa attività riabilitativa - La stragrande maggioranza delle attività si eroga in ambito ambulatoriale (75,9%) a discapito di una dimensione più prettamente territoriale (8%) e quindi risocializzante della persona con disagio psichico. Le attività di riabilitazione e risocializzazione quando compaiono (non sono quantificate per i casi di depressione e di disturbi nevrotici) occupano sempre l’ultima posizione in termini numerici rispetto alle altre tipologie di interventi.
  3. Pochi infermieri - I dati che riporta il “Rapporto Salute Mentale”, comparati con quelli delle altre nazioni europee ci dicono che l’Italia si posiziona al 14° posto per numero di infermieri che operano nel settore. I dati, come sempre diversi di regione in regione, vedono in prima fila regioni come l’Emilia-Romagna e la Liguria, rispettivamente con 40,3 e 38,9 infermieri ogni 1000 abitanti e, fanalini di coda, regioni come l’Abruzzo e il Molise rispettivamente con 13 e 9,7 infermieri, sempre ogni 1000 abitanti.
  4. SPDC spesso inadeguati - Per la gestione dell’acuzie la situazione italiana è a macchia di leopardo; si va da regioni con un numero di posti letto superiore alla media, come la provincia autonoma di Bolzano (15 p.l./100.000 ab.), la Valle d’Aosta (13,2 p.l./100.000 ab.) e il Veneto (12,4 p.l./100.000 ab.), a regioni con pochissimi letti, come la Basilicata (2,9 p.l./100.000 ab.), l’Umbria (4,9 p.l./100.000 ab.) e la Calabria (5,6 p.l./100.000 ab.).
  5. Continuità/discontinuità assistenziale - E' importante che, dopo la dimissione da una struttura psichiatrica, il paziente riceva un appuntamento entro poche settimane. Anche qui il dato è variegato. Si va da una punta di eccellenza, garantita dal Friuli-Venezia Giulia, del 96,5% di pazienti che ricevono una visita entro i 30 giorni dalla dimissione, al fanalino di coda, che è l’Abruzzo, che riesce a soddisfare solo il 7% dei dimessi.
  6. Troppi accessi in Pronto Soccorso - Un altro dato interessante è quello che riguarda gli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici. In un anno, in Italia, si registrano più di mezzo milione di accessi per detti motivi, di cui solo il 13,2% esita in un ricovero (e di questi, poco più della metà in un reparto di Psichiatria). Va da sé che l’86,8% rappresenta un potenziale di pazienti che, teoricamente, potrebbe essere gestito adeguatamente da una buona rete territoriale. Tant’è vero che nel Friuli-Venezia Giulia si reca percentualmente, in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici, la metà dei cittadini di Lombardia o Piemonte.

Nel “Rapporto Salute Mentale” vi sono numerosissimi spunti di riflessione, laddove quelli che ho usato in questo articolo rappresentano, seppur significativi e degni di dibattiti e confronti, solo una minima parte. Vi sono, infatti, tantissimi dati epidemiologici che possono essere usati per dare avvio ad altrettanto numerosi lavori di approfondimento a livello dei singoli Dipartimenti di Salute Mentale.

fonte: infermieristicamente.it

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