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Ricerca: la Brexit incide sul benessere psicologico

Post referendum sulla Brexit sono aumentate le prescrizioni di antidepressivi, spiega oggi uno studio, aprendo riflessioni su come uno shock nazionale possa avere risvolti che vanno ben oltre la politica e l’economia.

Fra tutte le conseguenze del referendum sulla Brexit, quella sull’umore della popolazione Uk è forse meno nota. Non a un gruppo di ricercatori, però, che, tramite un’indagine sul consumo dei farmaci, ha mostrato che ci sono anche risvolti psicologici a fare da contorno al subbuglio politico. Lo studio, pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health, suggerisce che la Brexit  potrebbe avere costi non preventivati sul piano sociale e sanitario.  In situazioni di stress collettivo, in ambito nazionale in questo caso, andrebbero prese delle misure di supporto alla salute mentale, avvertono gli autori dello studio.
Il risultato inatteso del referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016 ha spinto gli studiosi a investigare sullo stato di salute mentale del Paese, "indirettamente", guardando al consumo di farmaci. Per farlo, i ricercatori hanno confrontato il numero di prescrizioni di antidepressivi con quello di altri farmaci (ad esempio per la tiroide, l’anemia o la gotta), hanno quindi selezionato i dati del mese di luglio dal 2011 al 2016, nel tentativo di catturare l’effetto immediato post-referendum e, per ogni farmaco, hanno calcolato le dosi pro-capite.
Ebbene, dopo il referendum, nel luglio del 2016, la quantità di antidepressivi descritti è aumentata del 13,4% se paragonata con gli andamenti degli altri farmaci. E la tendenza non varia in base ai risultati del referendum nelle diverse zone.
Quindi è una conferma, gli eventi di portata nazionale, come le elezioni o le crisi economiche, possono influire sul benessere mentale di una popolazione. Per quanto riguarda la Brexit, il risultato del referendum, completamente inatteso, ha portato un alto livello di incertezza per diversi motivi. Per esempio la possibilità, per molti residenti dell’Unione Europea, di perdere il diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito, o il rischio per chi lavora in società straniere di perdere il lavoro. Si è parlato anche del pericolo di una crisi economica, e l’Economic Policy Uncertainty Index (indice di incertezza della politica economica) ha raggiunto livelli record all’indomani del referendum. I risultati di questo studio mostrano che questi aspetti hanno influito sulla salute mentale degli abitanti del Regno Unito, e che l’esito del voto  non si riflette solo sul piano politico ed economico.

«Questo aumento nelle prescrizioni di antidepressivi deve essere interpretato con cautela», spiegano gli autori. «Sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se ci sia effettivamente una relazione tra i risultati del referendum e la salute mentale della popolazione. Inoltre, l’utilizzo di antidepressivi non può essere direttamente collegato con l’umore generale del Paese, perché è un indice che non tiene conto dello stato mentale di chi non prende questi farmaci».
Tuttavia, l’ipotesi che la situazione di incertezza seguita al referendum sulla Brexit abbia aumentato i livelli di depressione nella popolazione non è da sottovalutare, soprattutto per quanto riguarda le politiche di prevenzione. «Il nostro studio porta alla luce due questioni importanti — raccontano i ricercatori —, la prima è che gli interventi di supporto alla salute mentale andrebbero rinforzati nei periodi di instabilità, e la seconda che grossi shock politici ed economici possono avere conseguenze inaspettate sulla salute della popolazione, anche prima che si vedano gli effetti diretti sul lavoro o sull’immigrazione. I responsabili delle politiche sociali potrebbero sottostimare i costi della Brexit, se non considerano questi aspetti psicologici, che possono impattare sia sull’economia sia sulla coesione sociale e aumentare lo stress della popolazione».

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