Nella vita possono esserci momenti in cui si senta il bisogno di un percorso di approfondimento personale, di una psicoterapia che aiuti a sciogliere dei nodi problematici, ma può anche capitare che pur non avendo alcun sintomo che richieda un trattamento, si senta voglia di accrescere il benessere psicologico, di dare spazio a qualche attività generativa per l’anima.

Si scrive "libroterapia" o "biblioterapia" e si legge, appunto, "ricerca del benessere psicologico". La libroterapia va molto nel profondo: attraverso la lettura di un testo e la condivisione, con il libroterapeuta o con un gruppo di partecipanti, del senso personale che se ne è ricavato, si può avviare un vero e proprio percorso psicoterapico o un percorso personale di enpowerment.
Le radici della libroterapia affondano nell'antica Grecia, in cui illustri pensatori come Aristotele credevano che la letteratura avesse effetti di guarigione. In seguito anche gli antichi romani riconobbero l’esistenza di un rapporto tra medicina e lettura, e lo sviluppo di questa tecnica è proseguito fino al XVIII secolo, quando in Europa le biblioteche entrarono a fare parte degli ospedali psichiatrici. Un anno significativo fu il 1937, quando W.C. Menninger, conosciuto per il trattamento dei disturbi del comportamento, dopo aver prescritto ai pazienti della clinica in cui lavorava la lettura di romanzi nell'ambito del trattamento di diversi disturbi psichici, inserì la libroterapia nel suo trattato di psichiatria.
Negli ultimi decenni la libroterapia è andata consolidandosi per i suoi effetti nei vissuti di integrazione e di crescita del sé delle persone che ne hanno usufruito. 
In ambito psicoterapeutico si colloca all'interno della relazione terapeutica e il libro diventa "un altro luogo" condiviso da paziente e terapeuta, in chiave simbolica, perché un libro si legge "altrove", fuori dallo studio del terapeuta, ma la lettura del testo non è al di fuori del contesto terapeutico e soprattutto della relazione terapeutica.
Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma anche in Europa in genere, la biblioterapia è più diffusa e da più tempo utilizzata che in Italia, e numerosi sono gli studi prodotti anche in ambito accademico internazionale, pubblicati su autorevoli giornali scientifici, che ne attestano la validità nel trattamento di diversi disturbi psichici presenti in età adulta, ma anche in età infantile ed adolescenziale. La libroterapia, come si diceva, non si limita soltanto al trattamento dei disturbi: tutti, anche nei momenti di maggior equilibrio psichico, ci poniamo domande, più o meno consapevoli, su molteplici aspetti della vita e della relazione con gli altri. I libri forniscono grandi spunti di riflessione e anche di confronto. Per uno psicologo, occuparsi di lettura significa prendere in esame i processi psicologici coinvolti. Il primo passo è rappresentato certo dalle esperienze individuali, dal piacere del singolo; d’altra parte, passare dall'esperienza e dal racconto dell'esperienza che la lettura di un libro può dare all'analisi dei processi coinvolti significa cogliere le differenti dimensioni psicologiche: cognitiva, emotiva e sociale, che l’esperienza e l’attività della lettura comportano.
Ma quali libri si usano in libroterapia? Tutti: romanzi di ogni genere, biografie, poesie, racconti. Non ci sono libri adatti e libri non adatti, nessun libro ha "effetti collaterali". Il  libroterapeuta sceglie in relazione alle persone e ai loro vissuti un testo che in quel momento possa generare una riflessione. Con quale criterio? Kafka diceva che un libro «deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi». L’errore più grande è pensare che esista una lista di libri perfetti per tutti, in ogni momento della vita.