Imparando a rafforzare il personale vocabolario emotivo, si migliorerà nettamente la qualità delle varie relazioni, ci si saprà gestire con assertività, si sarà più empatici e la comunicazione dei bisogni sarà altamente più efficace.

Rafforzare il vocabolario emotivo è fondamentale per migliorare la qualità dei contatti sociali. Vuol dire sapersi esprimere, difendersi, sintonizzarsi con i bisogni nostri e altrui, traducendo i sentimenti in parole, generando empatia e creando ponti basati sul rispetto e l’assertività. Poche competenze sono così essenziali nel quotidiano.
Quando si parla di questa dimensione, spesso ci si concentra sui bambini. Al giorno d’oggi, famiglie e insegnanti sono consapevoli dell'importanza di una precoce educazione a questa abilità, è un’area di grande interesse, che sta dando risultati molto interessanti. Studi come quello condotto dalle psicologhe Luna Beck e Irina Kumschick, dell'Università del Minnesota, Stati Uniti, dimostrano che è possibile migliorare la competenza linguistica dei bambini se viene insegnato loro a riconoscere ed esprimere le emozioni durante i primi anni di età scolare. Favorire l’alfabetizzazione emotiva offre numerosi benefici ai più piccoli.
E per quanto riguarda gli adulti, invece? Cosa succede, ad esempio, con le persone incapaci di esprimere le loro paure, necessità e frustrazioni? Non tutti gli individui in età adulta hanno avuto l’opportunità di godere di uno sviluppo socio-emotivo di successo. Ma c’è di più, non tutti dispongono degli stessi meccanismi regolatori o di una fluenza comunicativa tale da permettersi di tradurre in parole i propri nodi, quei labirinti nei quali le emozioni restano spesso imprigionate.
Ma come si può rafforzare il vocabolario emotivo? Rafforzarlo vuol dire ridurre la propria vulnerabilità generale. Perché esprimere a parole un’emozione significa rendersi visibili, convalidare se stessi, ma anche gli altri. È dare forma alle sensazioni e condividerle, districare i gomitoli interiori, armonizzare il caos con termini semplici per essere capiti e capire.
Questo processo racchiude una certa magia. Ad esempio, si vivono ogni giorno realtà che non si sa ben trasmettere agli altri. E non ci si riesce perché spesso le proprie lingue non lo permettono. Nella lingua tagalog, un dialetto parlato nelle Filippine, esiste una bella parola chiamata kilig. Questa indica la sensazione di allegria che si prova quando si parla con una persona che piace, insomma le famose "farfalle nello stomaco".
A sua volta, in olandese esiste il termine uitwaaien, che descrive l’esperienza di godersi il vento e le sensazioni che suscita. Disporre di parole adatte che permettono di includere queste realtà è eccezionale, persino catartico. Spesso, tuttavia, succede l’esatto opposto, capita di frequente di non trovare le parole adatte per catalogare le emozioni che si provano. Ma non solo, non si sa riconoscere con esattezza quello che ci succede. La mancanza di alfabetizzazione emotiva immerge in stati nei quali si finisce per reprimere i sentimenti perché non si sa cosa farsene. 
Ma quali possono essere le strategie utili a rafforzare il vocabolario emotivo?
Charles Darwin parlava già dell'espressione delle emozioni nell'uomo, definendola come uno stato interiore che si sente e che viene espresso. Il primo passo è prenderne consapevolezza: entrare in sintonia con quello stato corporeo nel quale l’emozione lascia la sua prima impronta, la quale spesso non è né piacevole né gratificante. Si parla di emozioni come la paura, la tristezza, la rabbia, la delusione, ecc.
Ogni emozione ha un correlato fisiologico che si deve saper accettare prima, per poi carpirne il messaggio e, infine, darle un nome (provo ira, provo invidia). Non servirà a nulla reprimerla o nasconderla. D’altro canto, per rafforzare il linguaggio emotivo, è altrettanto importante saper riconoscere i bisogni altrui. In altre parole, essere ricettivi ed empatici. Essere sensibili alle emozioni altrui per potersi adattare alla loro realtà e poter comunicare meglio.
Molti esperti del settore consigliano di fare uso dei cosiddetti verbi emotivi. Si tratta di un meccanismo molto efficace per trasmettere sentimenti e dimostrare onestà e apertura. Un esempio di questo espediente sono i verbi come "provare", "amare", "avere paura di", "avere voglia di", "dare fastidio", "invidiare", ecc. Oltre a ricorrere a questa strategia, è necessario allenare la fluenza verbale. Alcune persone dispongono di una grande abilità oratoria, sono grandi comunicatori e conversatori che, tuttavia, scarseggiano di fluenza verbale in materia emotiva. Cosa significa questo? Significa che non sanno esprimere come si sentono, di cosa hanno bisogno e non sono capaci di mantenere un dialogo con altre persone su aspetti sentimentali e personali. Bisogna allenarsi proprio questo tipo di fluenza per rafforzare il vocabolario emotivo.
Ognuno genera diversi tipi di narrazione. Raccontare a se stessi delle storie a mano a mano che si integra il proprio vissuto e le proprie esperienze. Si è tutti una storia, la propria storia. Farlo nel miglior modo possibile permetterà di rispettarsi di più, di soddisfare i propri bisogni, di valorizzarsi. Ci si può riuscire tramite l’intelligenza emotiva. Conoscersi, offrire quello di cui si ha bisogno, attuare l’autocompassione, l'assertività e l'empatia permetterà di creare una narrazione della propria storia più rispettosa e integra. Tutto ciò rivoluzionerà la concezione che si ha della propria persona per comunicare meglio con gli altri.
Siamo tutti esseri emotivi che in un momento dato impariamo a ragionare. Gestire meglio questo universo interiore faciliterà le cose. Risulta dunque importante rafforzare il vocabolario emotivo.