«Troppi bambini e ragazzi, di ogni estrazione sociale e provenienza, soffrono di problemi legati alla salute mentale». Lo ha affermato Henrietta Fore, direttrice esecutiva dell'Unicef.

Uno studio internazionale condotto in Italia, UK e Spagna ha analizzato i cambiamenti legati allo stress e al trauma contestuali alla pandemia del Covid-19.

Nell’ eterogeneo quadro psicodiagnostico, la letteratura di settore ci suggerisce come l’ADHD abbia una grande probabilità di associarsi in età adulta ai disturbi di personalità che nel DSM-IV TR venivano classificati nel cluster B ed in particolare con il disturbo antisociale e il disturbo borderline di personalità (BDP).

Nell’immaginario comune, i gamer, ovvero coloro che giocano ai videogames, sono persone che passano ore ed ore sdraiate sul divano con joystick in mano e circondate da patatine, bibite ed altro cibo spazzatura.

Nonostante i benefici legati alla soddisfazione dei propri bisogni all’interno della coppia, tale contingenza non risulta sempre possibile; in questi casi, l’individuo tende a rivolgersi a persone esterne alla coppia.

L'ex celebre nuotatore Michael Phelps è diventato il primo "Medical Influencer" del 2019, un riconoscimento per i suoi continui sforzi tesi a destigmatizzare i problemi di salute mentale ed eliminare gli ostacoli al trattamento.

Il suicidio di per sé non è una malattia, ma il disturbo mentale è il fattore più frequente associato al suicidio. Qual è il rischio di suicidio in adolescenti con Disturbi di personalità, in particolare il Disturbo Borderline?

Uno studio per riconfigurare le categorie diagnostiche classiche del DSM 5 e ICD 10 combinando dati comportamentali e di neuroimaging per far luce sulla diretta associazione tra misure cerebrali strutturali e funzionali in una popolazione adolescenziale senza far ricorso alle categorie diagnostiche psichiatriche tradizionali.

Diversi studi hanno valutato l’associazione tra l’indice di massa corporea (IMC) premorboso e la presenza di disturbi dell’alimentazione e hanno trovato risultati, non sempre confermati, che vanno nella direzione di un IMC premorboso più basso per l’anoressia nervosa e un IMC premorboso più alto per la bulimia nervosa e il disturbo da binge-eating.