Nel 2004, lo psicologo americano Daniel Gilbert, autore del volume “Stumbling on happiness”, tenne per TED uno dei discorsi ancora ad oggi più visualizzati di sempre sulla felicità umana, o meglio, sugli errori che gli esseri umani compiono nel valutare la loro felicità.

Il Coordinamento nazionale della Conferenza Salute Mentale si rivolge al presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte. Riportiamo un articolo di riferimento pubblicato su Quotidiano Sanità.

La personalità è il peculiare modo di pensare, sentire e comportarsi che ci distingue gli uni dagli altri. La personalità di ciascuno di noi è influenzata dalle esperienze che facciamo, dall’ambiente nel quale cresciamo e da aspetti ereditari. La caratteristica della personalità è quella di rimanere stabile nel tempo.

Alcuni studi suggeriscono che la solitudine è un vissuto essenziale nel determinare l’attivazione dell’individuo e la ricerca della socialità. L’assenza reiterata di stimolazione alla socialità, un rischio più che mai concreto nella società attuale, potrebbe condurre a comportamenti ansiosi e depressivi.

Il contatto diretto con il prossimo diventa sempre più difficile, è come se si vivesse una società contattofobica. Si è sempre più connessi con display e dispositivi vari, meno attraverso il contatto fisico, reale.

Mare e salute sono uniti da una forte relazione: davanti a scenari di genere il cervello reagisce positivamente, si sente più rilassato, migliora la sua capacità di percezione, viene incrementata la creatività, si acquisisce una maggiore chiarezza.

Secondo uno studio basato su stime Oms, nelle aree colpite da conflitti una persona su cinque vive con qualche forma di disturbo mentale, da lieve depressione fino ad ansia e a psicosi. Ancor peggio, quasi 1 su 10 vive con un disturbo mentale moderato o grave.

Diritto di cura dimezzato per persone con disturbi psichiatrici. Rispetto al bisogno, i Dsm presenti sul territorio sono in grado di fornire solo il 55% dell'assistenza necessaria, in primis causa mancanza di personale.

Gli esperti alzano la voce: negli ultimi anni, la terapia della parola sta via via scomparendo. Sempre meno incontri e colloqui, a loro avviso, dai bambini agli adulti. Sarebbe utile dare più tempo al racconto.