Francis Bacon nasce a Dublino nell'ottobre del ottobre 1909.
Il padre discendeva da una famiglia nobile, la madre da una ricca famiglia di Sheffield.
Francis ereditò dal nonno materno una grave forma di asma cronica che lo costringeva ad assumere morfina e a stare alla larga da cani e cavalli, cosa che lo sminuiva agli occhi dell'iracondo padre, grande appassionato di caccia e sport all'aria aperta. Invece instaurò un rapporto molto profondo con la nonna materna, con cui trascorse buona parte dell'infanzia. I Bacon si trasferirono a Londra durante la prima guerra mondiale per obblighi militari del capofamiglia, in servizio al British War Office.
A causa dei suoi problemi di salute, Francis non frequentava la scuola regolarmente, e i genitori decisero di affidare la sua istruzione a un sacerdote, che però non lasciò tracce rilevanti sulla sua formazione. Nel 1924 fu mandato in collegio. Questo periodo lo avviò alla propria educazione sentimentale, all'età di quindici anni, Francis era consapevole della propria omosessualità, cosa che gli procurò forti contrasti con il padre, che vedeva anche la sua manifesta intenzione di dedicarsi all'arte come una pericolosa decadenza che lo avrebbe portato alla povertà. Le continue liti e spinsero il padre a cacciarlo di casa.
A Londra, dove vivevano molti parenti della madre, che lo aiutavano a coprire le spese di prima necessità, visse la grande città, che appariva come un mondo libero e ricco di stimoli ad un ragazzo cresciuto nella rigida Irlanda. Si inserì presto in circoli londinesi, dove gravitavano le figure degli scrittori Harold Acton e Brian Howard, che avevano una forte influenza sugli atteggiamenti artistici e morali dell'epoca. Svolse comunque anche diversi lavori.
Cominciò anche a prostituirsi con ricchi uomini.
Nell'estate del 1927 vide una mostra di Picasso a Parigi, che lo ispirò a disegnare e dipingere. Prese il treno circa cinque volte a settimana per visitare la mostra e spesso tornava con disegni ed acquerelli d'ispirazione cubista.
Nel tardo 1928 tornò a Londra e cominciò a lavorare come interior designer, con un suo studio. Grazie a conoscenze traverse, divenne anche designer d'interni di Douglas Cooper, tra i più noti collezionisti di arte moderna di tutta l'Inghilterra. Poco dopo conobbe Eric Hall, che divenne suo amante e protettore.
La prima esposizione personale nel suo nuovo studio a Queensberry Mews, nell'inverno del 1929, era fatta di stracci, mobilia di Bacon, e alcuni dipinti, tra cui Painted Screen (1929-1930) e Watercolour (1929), ed intanto gli furono commissionati alcuni lavori.
Una nota rivista mostrò i suoi lavori, inclusi un grande specchio tondo, sempre stracci e mobilia in acciaio tubolare e vetro influenzata dall'International Style
Di ritorno a Londra, dopo un periodo in Germania nel 1930, fu in un nuovo studio, in cui organizzò anche serate dedicate al gioco d'azzardo.
Bacon scoprirà e studierà anche le fotografie di Eadweard Muybridge.
Nel 1936 invia alcune opere alla Mostra Internazionale del Surrealismo, ma vengono tutte respinte perché ritenute "non sufficientemente surrealiste". Deluso, smette di dipingere. Nel 1944, scontento dei risultati, distrugge quasi tutti i lavori, tranne Crucifixion e qualche altro quadro.
Nel 1945 la Lefevre Gallery di Londra espone il trittico Three Studies for Figures at the Base of Crucifixion ed inizia la consacrazione artistica di Bacon: le grandi gallerie e musei acquistano le sue opere. Tra il 1946 e il 1950 vive prevalentemente a Montecarlo.
Nel 1949 ha luogo la prima di una lunga serie di mostre personali e nel 1954 rappresenta l'Inghilterra, assieme a Ben Nicholson e Lucien Freud, alla Biennale di Venezia e continua ad essere uno dei più significativi pittori del secolo in mostre che si tengono fra Londra, Chiacago, New York.
Gli anni Sessanta sono caratterizzati da ritratti ad amici ed intimi, il suo modello più amato è George Dyer che si suiciderà nel 1971 lasciando un segno profondo nell'intimo dell'artista.
Attivo anche in età avanzata, Francis Bacon muore il 28 aprile 1992 a Madrid, dove si era recato per una breve visita.
Proponiamo Three Studies of Lucian Freud del 1969.



Nel 1913 lasciò il suo paese natale, la Lettonia, per trasferirsi con la famiglia a Portland, negli Usa. Tra il 1921 e il 1923 frequentò l'università di Yale, a New Haven, nel Connecticut, e l'anno successivo abbandonò gli studi per trasferirsi a New York, dove studiò con Max Weber all'Art Students League.
La sua prima esposizione è del 1928, in una collettiva a New York. Negli anni seguenti allacciò contatti con altri grandi artisti come Adolph Gottlieb e Milton Avery. Nel 1933 tornò a Portland per organizzare la sua prima personale, a cui seguì lo stesso anno un'altra personale a NY, presso la Contemporary Arts Gallery.
A metà anni Trenta fondò il gruppo The Ten, rivolto soprattutto a ricerche nell'ambito dell'astrazione e dell'espressionismo. Cominciò una stretta collaborazione con Gottlieb, sviluppando uno stile pittorico dal contenuto mitologico, figure piatte e derivate dal linguaggio artistico primitivo. Intorno al 1945 avvicinò il suo stile alle tecniche e alle immagini del surrealismo ed ebbe l'occasione di allestire una personale alla galleria Art of This Century, sempre nella Grande mela.
Poi, il suo lavoro si concentrò sulle emozioni di base, spesso riempendo grandi tele di canapa con pochi colori intensi e solo piccoli dettagli immediatamente comprensibili. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta che sviluppa il suo stile della maturità. Ma Rothko rimase semisconosciuto sino al 1960, sostenendosi insegnando arte e impegnandosi in altri lavori, ancora visibili in musei e gallerie.
Fisicamente logorato causa dissolutezza, e dopo una vita segnata da disagio psicologico, nel mattino del 25 febbraio 1970 si tolse la vita nel suo studio di New York.
La fortuna di critica e di pubblico di Rothko è cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni Duemila uno degli artisti più costosi al mondo.
Proponiamo l'opera No. 61 (Rust and Blue), del 1953.

Fère-en-Tardenois, un piccolo paese nel nord della Francia, diede nel 1864 i natali alla scultrice Camille Claudel, artista ricordata anche per la sua storia, segnata dal dolore provocato dalla fine di un amore burrascoso, quello vissuto Auguste Rodin, altro celebre scultore del tempo, di cui lei era allieva.
Da bambina manifestò aspirazioni ed attitudini inconcepibili per il suo tempo, scoprendo molto presto la sua passione per la scultura. Già a 13 anni comincia a modellare le sue prime figure in argilla e, da ragazza, legge molto, attingendo alla biblioteca del padre e accumulando, per i suoi tempi, una cultura eccezionale.
A 19 anni, bellezza, fascino riescono a sconvolgere la vita di Rodin, di 43 anni. Camille era una delle più promettenti allieve del maestro e visse con lui anni di passione e di lavoro comune. In una prima fase il rapporto tra Rodin e la scultrice, seppur celato per evitare scandali (lui aveva già una compagna), non incontrò particolari complicazioni. Proprio nei lieti anni del legame sentimentale col maestro, Camille Claudel scolpirà Sakuntala, opera dal forte carattere autobiografico. Di essa realizzerà schizzi in terracotta, una versione in marmo e, successivamente, altre in bronzo. Di essa proponiamo la nostra foto. La scultura propone una leggenda del V secolo legata alla tradizione induista che ha come protagonista una fanciulla, di nome Sakuntala, che si innamorò perdutamente del Re Duchmanta. Camille Claudel decise di scolpire il momento della ricongiunzione tra i due amati, avvenuta dopo diversi anni trascorsi l’uno lontano dall'altra. La scultrice, dunque, raffigurò un momento carico di passione, proprio come quello che lei stessa stava vivendo. Si osserva così una figura femminile che alla vista dell'amato perde i sensi e viene amorevolmente sorretta dall'uomo inginocchiato dinanzi a lei. A conferire maggiore dolcezza all'opera è il bacio che, teneramente, la figura maschile dà sulla fronte della ragazza, quasi a rassicurarla.
Nel 1893 la rottura con Rodin, che si rifiuta di sposarla. Ella aveva voluto seguire la sua vocazione d’artista, aveva amato fuori dagli schemi prestabiliti ed ora, a trent'anni, tutto crollava. Contro ogni convenzione e pregiudizio si ritrova sola, delusa, non abbastanza stimata e considerata, come avrebbe voluto essere in rapporto al suo genio. Il profondo rancore verso Rodin le invase il cuore e la mente. Cominciò a soffrire di ossessioni. Era chiaramente il segnale di una grave forma di depressione con manie di persecuzione. Il sofferto addio da con Rodin, di fatto, sarà il tema dell'ultima opera più esplicitamente autobiografica e nota di Camille Claudel, il gruppo scultoreo L'Âge mûr.
Ormai costretta a vivere in ristrettezze economiche, si chiuse nel suo atelier, si isolò e visse in povertà. Completò le sue opere e le distrusse a colpi di martello. Vere e proprie "esecuzioni", come lei stessa le definì. Nel 1911 lo stato di salute di Camille si aggravò e per volontà dei familiari e soprattutto della madre, venne ricoverata nell'Ospedale psichiatrico di Ville-Evrard, alternando periodi di lucidità e follia.
Nel 1943, all'età di 79 anni, morì.

Nata nel 1942, Masha Ivashintsova, fotografa, iniziò la sua attività a 18 anni, catturando scene di strada a Leningrado. Non mostrava mai le sue foto, alcune rimasero non sviluppate, credeva che il suo lavoro non fosse al'altezza, così fu anche per alcuni diari e le poesie che scrisse.
Foto di famiglia, ritratti, autoritratti, Ivashintsova ha mostrato la vita nell'Urss e nel post, dalla fine degli anni Sessanta fino a quella dei Novanta. La sua macchina preferita fu una Leica, regalata dalla madre.
Nel 1981 entrò in uno stato depressivo. Per dieci anni, prima di morire, è in ospedali psichiatrici, non abbandonando mai la sua arte fotografica.
Morì nel 2000.
Alla fine del 2017, la figlia stava facendo dei lavori nella sua casa a San Pietroburgo, quando trovò una grande scatola appartenuta alla madre, contenente 30mila fotografie, tra pellicole e negativi, oltre a lettere e diari. Così, la figlia Asya decise di valorizzare il lavoro della madre. Esiste anche un sito e un profilo Instagram.
Abbiamo scelto una foto che ben rappresenta uno scenario di allora, con gli arredi tipici, il panorama, gli oggetti.

James Sidney Edouard, Barone di Ensor, è stato un pittore e incisore belga, nato ad Ostenda nel 1860.
Molto legato al suo Paese e alla sua città di nascita, trascorse gran parte della sua vita in questi, dedicandosi alla pittura, arte molto centrale nella cultura del tempo.
S'iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Bruxelles, dove rimase fino al 1880, entrando in contatto con le tendenze cittadine, e nel 1881 tenne la prima mostra personale. Lo stile di questo primo periodo, fino al 1885 circa, è il cosiddetto "periodo scuro", in cui i colori sono profondi e cupi, con una luce attenuata. I temi preferiti si rifanno alla tradizione fiamminga: nature morte, ritratti, interni e paesaggi dall'orizzonte lineare. Verso il 1885, invece, ispirato anche dai maestri fiamminghi come Pieter Bruegel il Vecchio e Hieronymus Boscho, Ensor si rivolse verso i temi e gli stili dell'avanguardia, accostandosi in una maniera personale al simbolismo e al decadentismo. Il distacco dalla visione naturalistica rivela nel pittore quella crisi del rapporto tra uomo e natura e quella tendenza all'allusione simbolica tipica di tutta l'arte del dopo impressionismo. Questo processo di trasfigurazione della realtà è basato su un linguaggio fatto di colori puri, con vibranti colpi di pennello interrotti che accrescono l'effetto violento dei soggetti. Appaiono elementi inquietanti come maschere, spettri, demoni, scheletri, usati per mettere alla berlina gli aspetti più tipici della borghesia. La vena grottesca, che quindi oscilla tra ironia ed inquietudine, sogno e realtà si confondono, anticipando il surrealismo. Ensor ritraeva gli umani in forma di clown o scheletri o sostituendo le loro facce con maschere di Carnevale. Un esempio di questa tendenza è l'opera da noi scelta, L'intrigo.
Il suo lavoro è stato di rilievo, esercitò un importante influsso sulla pittura del XX secolo. I suoi soggetti, come accennato, aprirono la strada al surrealismo e al dadaismo, mentre la parte tecnica condusse direttamente all'espressionismo.
Dispiacere diede il fatto che le sue opere erano spesso rifiutate alle esposizioni per la loro eccentricità, quindi Ensor si limitò ad unirsi a gruppi di artisti d'avanguardia.
Potenti anche le sue incisioni e i suoi disegni, con paesaggi e scene di vita quotidiana.
Con il secolo successivo i critici rivalutarono ed apprezzarono il suo stile, ma la sua vena artistica aveva ormai perduto quella carica originale.
Morì nel 1949 a Ostenda.

Jean-Michel Basquiat, nato a New York nel 1960, è stato un pittore e writer, importante figura del graffitismo americano. 
Inizia a manifestare interesse per il disegno fin dai quattro anni, ispirato dai cartoni animati; un amore per l'arte trasmessogli dalla madre, la quale lo accompagna spesso in musei newyorkesi. Nel 1968 viene investito da un'autovettura, che lo obbliga ad una degenza in ospedale dove avrà modo di studiare il testo Gray's Anatomy di Henry Gray, che lo influenzerà molto nella scelta di rappresentare nelle sue opere elementi anatomici.
In seguito, la sua infanzia continua ad essere travagliata, i genitori divorziano, lui scappa di casa e si ritrova a dormire su una panchina pubblica, cosa che può definirsi un primo contatto con "la strada". 
L'anno seguente inizia a frequentare la City-as-School a Manhattan, per ragazzi dotati a cui non si addice il tradizionale metodo didattico, e qui stringe costringe amicizia con Al Diaz, un graffitista. Insieme all'amico, Basquiat acquista piena consapevolezza della propria vocazione artistica. E con ciò i due iniziano anche a fare uso di psichedelici come l'Lsd, ma anche di droghe pesanti, ed uniscono le loro capacità iniziando a produrre graffiti per le strade di New York firmandosi come SAMO, acronimo di "Same Old Shit", propagandando con bomboletta spray e pennarello indelebile idee di tutti i generi.
Nel 1978 lascia gli studi alla City-as-School, ritenendoli inutili, guadagnandosi da vivere vendendo delle cartoline da lui decorate. Sarà proprio il tentativo di vendere una delle sue cartoline che cambierà il corso della sua vita: entrando in un ristorante di SoHo, Basquiat avvicina Andy Warhol, il quale comprerà alcune delle sue opere. Ma passeranno alcuni anni prima che Jean-Michel riesca ad entrare nella celebre "Factory". Nel frattempo diventa famoso nei club, nella scena socio-culturale, e conosce Keith Haring, con il quale stringerà un'amicizia che durerà fino alla morte. 
Nel 1980 v'è il suo formale debutto, cosa che avviene anche per Haring. L'evento riconosce la nascita di due nuove avanguardie newyorkesi: la downtown e la uptow. Negli Ottanta continuano le retrospettive ed è tempo anche per la sua prima personale, locata in Italia, dove però non otterrà successo, cosa a cui sopperirà dopo. Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol, il quale lo aiuta a sfondare nel mondo dell'arte come fenomeno mondiale emergente. I dipinti di Jean-Michel erano caratterizzati da immagini rozze, infantili, facendo riferimento alla Art Brut di Jean Dubuffet. L'elemento che però contraddistingue l'arte di Basquiat è essenzialmente l'utilizzo delle parole, inserite nei suoi dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo, cancellate, a volte anche per attrarre l'attenzione dello spettatore. In seguito ci saranno collaborazioni con Warhol, nei quali è riconoscibile l'apporto di entrambi, allestendo anche una mostra comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente il tema della boxe. La boxe era per Basquiat un modo di vivere, e paragonava spesso l'arte ad un ring su cui combattere
In seguito il New York Times definisce Basquiat "la mascotte di Warhol", e questo fatto, unito all'eccesso nell'uso delle droghe e alla sua progressiva tossicodipendenza da eroina , porta Basquiat a soffrire di frequenti disturbi psichici.
Continua a esporre, ma oramai è schiavo della droga nonostante molti dei suoi amici, vittime dei suoi attacchi paranoici, tentino di aiutarlo a disintossicarsi. 
Poco dopo si interrompono i rapporti con l'allora suo agente commerciale newyorkese, il pubblico ed i critici iniziano ormai a non accettare più i suoi lavori con l'entusiasmo di un tempo. Nel 1987, con la morte di Warhol, entra in una violenta fase di tossicodipendenza: il suo forte attaccamento all'artista, che aveva manifestato fino alla fine, lo conduce all'abuso di eroina per superare il trauma.
Basquiat espone ancora a New York, poi inizia un tentativo di disintossicazione che non porterà mai a termine: muore il 12 agosto del 1988 per overdose da eroina, nel suo studio sito in Great Jones Street, a Manhattan.
L'opera che presentiamo è senza titolo, chiamata però Fallen Angel, esplicativa sul tipo d'arte e lo stato emotivo dell'artista.

Richard Dadd è stato un pittore britannico del periodo vittoriano, nato a Chathman, nel Kent, noto per la creazione di mondi fantastici, scene orientali, scene di genere, rese con dettagli incredibilmente minuscoli.
Già giovanissimo dimostrò di essere portato all'arte, a vent'anni fu ammesso alla Royal Academy of Arts. Dalla quasi metà dell'Ottocento inizio a viaggiare: fra le sue mete Grecia, Turchia, Siria, Egitto. Proprio durante la permanenza in quest'ultimo Paese, Dadd subì un forte cambiamento di personalità, diventò delirante e sempre più violento, credendo di essere sotto l’influenza del dio Osiride.
Al suo ritorno in patria fu dichiarata la sua problematica mentale, e la sua famiglia decise per un soggiorno di qualche tempo in campagna. Purtroppo a questo periodo si lega un tragico episodio, l'omicidio del padre (ed anche il tentato ad un'altra persona) ad opera sua. In seguito a ciò soggiornò nel reparto penale dell'ospedale psichiatrico di Bethlem, poi in quello di Broadmoor, dove fu curato e incoraggiato a continuare a dipingere, dai medici, come anche da quel mondo dell'arte e dei collezionisti che già lo aveva apprezzato prima della malattia. Si ipotizzava soffrisse di una forma di schizofrenia paranoide. Ed è proprio in degenza che Richard Dadd dipinse molti dei suoi celebri capolavori, tra cui quello che proponiamo qui, The Fairy Feller Master Stroke (Il colpo da maestro del taglialegna fatato), dipinto tra il 1855 e il 1864 ed oggi esposto alla Tate Gallery di Londra.
Illustrò anche, in serie, le passioni umane: il dolore, l’amore e la gelosia, la follia, l’omicidio. Come la maggior parte delle sue opere, queste furono eseguite su piccola scala e i protagonisti presentano sguardo fisso e sfocato.
Interessanti le riflessioni che si possono fare sulla sua arte e il suo disagio psichico. Dadd è stato parte dell'insieme di quei pittori già affermati che successivamente hanno sofferto di problemi mentali, continuando comunque a dipingere; una categoria che si è voluto distinguere, ma solo per una sorta di studio, dai pittori che invece hanno iniziato l’attività artistica solo dopo la malattia e, in genere, nei luoghi di ricovero. Su questo tema, interessante notare che la tecnica di Richard Dadd non sia affatto mutata, ciò che invece è considerevolmente cambiata è la "decostruzione" del naturalismo precedente, con l’aggiunta di oggetti simbolici che trovavano una collocazione incongrua.
È comunque degno di nota e d'esempio che, dal punto di vista del percorso d’arte, i critici non hanno arbitrariamente declassato Richard Dadd in quanto malato, ma hanno giustamente parlato di tre periodi: quello giovanile, il periodo di Bethlem, il periodo di Broadmoore. È un caso che si dovrebbe applicare anche verso altri artisti che hanno frequentato i luoghi dell'internamento per disturbi della mente.
Muore il 7 gennaio 1886.

Louis Wain, il "gattaro" inglese. Nato a Londra nel 1860, ebbe un'infanzia particolare, non frequentò la scuola per problemi fisici fino ai dieci anni, preferendo vagabondare per la città. Presto, però, iniziò a frequentare la West London School of Art, dove insegnò anche, al termine degli studi. All'età di 20 anni, a seguito della morte del padre, lasciò l'insegnamento per essere di sostegno alla sua famiglia, molto ampia, con tante sorelle non andate via di casa. Divenne quindi un artista indipendente, ottenendo un ottimo successo. La sua specialità erano disegni di animali, soprattutto, e scene campestri. Lavorare su illustrazioni dettagliate di poderi, casali e bestiame per le fiere agricole lo portò a disegnare una grande varietà di animali, sviluppando la capacità di ritrarre ogni genere di creatura. Ad un certo punto pensò di poter vivere ritraendo cani.
Il matrimonio con Emily Richardson fu fondamentale per la sua arte. Ella si ammalò e trovò conforto nella compagnia di un gattino randagio bianco e nero, chiamato Peter, che i due sposi avevano accolto una notte sentendolo miagolare sotto la pioggia. La presenza di Peter sollevò l'animo di Emily, e Louis iniziò a disegnare parecchi schizzi del cucciolo. Anche dopo la morte di Emily, Louis continuò a disegnare gatti, come a mantenere una promessa fatta alla sua amata. Scrisse più tardi di Peter: «A lui appartiene, giustamente, il fondamento della mia carriera, gli sviluppi dei miei sforzi iniziali e la costituzione del mio lavoro». Da notare che la figura di Peter è riconoscibile in molti dei primi lavori di Wain.
Nel 1886 i suoi gatti iniziarono ad assumere aspetto antropomorfo: compivano azioni "umane", come parlare, spedire un invito. Erano disegnati a quattro zampe, senza abiti e senza la varietà di espressioni umane che avrebbero caratterizzato i lavori successivi. Negli anni seguenti i gatti di Wain cominciarono a camminare eretti, a presentare ampi sorrisi ed espressioni facciali complesse e ad indossare vestiti. Le illustrazioni mostravano gatti intenti a suonare strumenti musicali, prendere il tè, pescare, giocare a carte. Questo tipo di disegni con animali antropomorfi erano molto popolari nell'Inghilterra vittoriana e si trovavano spesso in stampe, cartoline e illustrazioni.
Wain si impegnò attivamente con molte associazioni benefiche a favore degli animali in generale e dei gatti in particolare, fondò anche il National Cat Club e riteneva di aver contribuito «a spazzare via il disprezzo con cui i gatti venivano trattati» nel suo Paese.
In seguito i suoi gatti assunsero forme sempre più astratte, diventando quasi irriconoscibili come animali.
Nonostante la sua popolarità, Wain ebbe difficoltà finanziarie per tutta la vita, anche perché rimase responsabile del sostentamento della madre e delle sorelle. Era modesto, ingenuo, facilmente raggirabile e impreparato per la contrattazione nel mondo dell'editoria. Sovente vendette tutti i diritti sui suoi lavori, senza conservare alcun diritto di riproduzione. Fu facilmente raggirato e occasionalmente ingannato.
Nel 1907 si recò a New York dove disegnò fumetti. I suoi lavori furono largamente lodati, nonostante il suo atteggiamento critico verso la città avesse attirato su di lui le critiche della stampa. Ritornò in patria con meno denaro di quello che aveva alla partenza, a causa di un investimento poco prudente.
Ma finora abbiamo tralasciato il disagio mentale che caratterizzò la sua esistenza. Malato di schizofrenia, il suo caso che venne studiato da più parti, in particolare concentrandosi sull'origine del suo male. Si attribuisce, come ipotesi, che il livello di astrazione delle sue opere sia stato specchio della schizofrenia, ma altri esperti negano. Per alcuni era affetto da sindrome di Asperger, infatti nei suoi lavori sono dimostrati segni di agnosia visiva, un elemento chiave in alcuni casi di sindrome di Asperge.
Fu ricoverato, nel 1924, e furono diversi gli appelli votati al suo miglioramento, anche di persone famose, come lo scrittore H. G. Wells e il primo ministro. Uno degli ultimi ospedali dove soggiornò era relativamente gradevole, con un giardino e una colonia di gatti, e vi trascorse serenamente i suoi ultimi 15 anni di vita, continuando a disegnare per diletto. I suoi lavori di questo periodo sono caratterizzati da colori brillanti, fiori, e da motivi astratti e intricati, anche se il suo soggetto principale rimase lo stesso. 
Morì a Londra nel 1939.
H. G. Wells disse di Wain:«Ha fatto proprio il gatto. Ha inventato uno stile felino, una società felina, un intero mondo di gatti. I gatti inglesi che non prendono esempio e non vivono come quelli di Louis Wain si vergognano di se stessi».
L'opera che presentiamo, Cat Tapestry, è un, a nostro parere, buon esempio del momento di transizione in cui i gatti rappresentati stavano passando dalla caratterizzazione di realismo a quella fortemente astratta.