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Nata nel 1942, Masha Ivashintsova, fotografa, iniziò la sua attività a 18 anni, catturando scene di strada a Leningrado. Non mostrava mai le sue foto, alcune rimasero non sviluppate, credeva che il suo lavoro non fosse al'altezza, così fu anche per alcuni diari e le poesie che scrisse.
Foto di famiglia, ritratti, autoritratti, Ivashintsova ha mostrato la vita nell'Urss e nel post, dalla fine degli anni Sessanta fino a quella dei Novanta. La sua macchina preferita fu una Leica, regalata dalla madre.
Nel 1981 entrò in uno stato depressivo. Per dieci anni, prima di morire, è in ospedali psichiatrici, non abbandonando mai la sua arte fotografica.
Morì nel 2000.
Alla fine del 2017, la figlia stava facendo dei lavori nella sua casa a San Pietroburgo, quando trovò una grande scatola appartenuta alla madre, contenente 30mila fotografie, tra pellicole e negativi, oltre a lettere e diari. Così, la figlia Asya decise di valorizzare il lavoro della madre. Esiste anche un sito e un profilo Instagram.
Abbiamo scelto una foto che ben rappresenta uno scenario di allora, con gli arredi tipici, il panorama, gli oggetti.

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