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Jackson Pollock, nato nel 1912 a Cody, nel Wyoming, è stato il rappresentante più emblematico dell'"action painting". La sua breve vita, muore infatti nel 1956, è segnata da eventi toccanti per la sua psiche. Svolge un apprendistato artistico irregolare frequentando varie accademie e scuole d'arte applicata, e all'età di 25 anni, per gravi problemi legati all'alcol, entra in cura. Ciò gli permette, in senso positivo, di venire a  conoscenza del mondo della psicologia, scoprendo le dimensioni dell'inconscio e dell'irrazionalità, che determineranno la svolta decisiva verso l'arte informale. Con un murale realizzato nel 1943 diviene uno degli artisti americani più noti, acquistando tale fama da divenire quasi un mito. Mette a punto la sua nota tecnica del "dripping", consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale, determinando la colatura del colore con gesti rituali e coreografici in cui erano presenti reminiscenze dei riti magico-propiziatori praticati dai Nativi americani. In queste opere venivano ritrovate quelle tipiche istanze dell'esistenzialismo, caratterizzate da sfiducia nelle possibilità dell’uomo di realizzare le sue aspirazioni di un’armonia con il mondo esterno all’individuo. La sua opera si connota dunque per una carica drammatica ed angosciosa, che suggestionò soprattutto il mondo intellettuale di quegli anni.
L'opera che proponiamo si chiama Sea Change, realizzato con un misto di tecniche tra cui quella soprascritta. Il titolo è tratto dal poema The Tempest di William Shakespeare, e il riferimento shakespeariano sembra appropriato per il Jackson Pollock che dichiarò «I am nature», diventando come Il Bardo paradigmatico proprio per quella concezione romantica dell'artista.

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